Corporate governance, l’esempio virtuoso di Fintel

16th luglio 2010

E’ notizia di oggi il sì del Senato americano alla riforma di Wall Street voluta da Obama. Non possiamo che esserne contenti: la necessità di imporre una maggiore regolamentazione dei mercati finanziari, spesso schiavi della logica mono-valoriale del profitto ad ogni costo, si è fatta evidente dopo la crisi finanziaria di questi ultimi anni.

E’, invece, un fatto straordinario e degno di lode che un gruppo imprenditoriale si doti, di propria iniziativa, di regole molto più rigide di quelle imposte dall’alto.

Il gruppo in questione è Fintel Energia Group, di cui ho l’orgoglio di seguire buona parte della comunicazione ai media informativi. Fintel ha introdotto, fin dal primo semestre 2010, una nuova corporate governance, basata sul modello delle aziende quotate di dimensioni ben maggiori, con la predisposizione di tutti i relativi regolamenti.

La governance societaria comprende:

  • un Consiglio di Amministrazione di 9 membri di cui almeno 3 completamente indipendenti, tutti professionisti di chiara fama e di grande esperienza;
  • il Collegio Sindacale, costituito da tre membri effettivi e due supplenti, in possesso dei requisiti di legge. Il Collegio Sindacale ha il compito di vigilare sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione. Deve anche controllare l’adeguatezza della struttura organizzativa, del sistema di controllo interno e del sistema amministrativo e contabile;
  • la Società di Revisione, attualmente Pricewaterhouse Coopers, che si occupa della revisione contabile dei bilanci. PWC adotta dei criteri molto rigidi e impone a Fintel gli stessi principi che applica alle grandi quotate;
  • un Comitato di Controllo Interno, formato da tre consiglieri indipendenti. Il Comitato ha funzioni consultive e propositive nei confronti del CdA e relativamente al sistema del controllo interno, inteso come l’insieme dei processi che monitorano l’efficienza delle operazioni aziendali, l’affidabilità dell’informazione finanziaria, il rispetto di leggi e regolamenti e la salvaguardia dei beni aziendali;
  • un Comitato per la Remunerazione, dotato di statuto autonomo, organo consultivo e propositivo con il compito di formulare al CdA proposte per il compenso del Presidente, del Vice Presidente, degli Amministratori Delegati o investiti di particolari cariche, per la remunerazione dell’alta direzione della Società e delle società controllate e per la determinazione dei piani di stock option. Il fine di questo organo è quello di assicurare che nessun dirigente (neanche la proprietà) sia in grado di auto-determinare la propria retribuzione;
  • un Organismo di Vigilanza, istituito per rispondere alle specifiche esigenze determinate dalle entrata in vigore del D.lgs 231/2001 concernente la responsabilità amministrativa delle società per reati commessi dai propri dipendenti.

Una simile autoregolamentazione, basata sulle raccomandazioni contenute nel Codice di Autodisciplina di Borsa Italiana, non è richiesta dall’AIM Italia, il segmento di Borsa su cui Fintel è quotata. Scaturisce, invece, da considerazioni più generali di correttezza e trasparenza nella gestione e nel governo degli affari societari, a garanzia di tutti: in primis degli azionisti, ma anche delle banche, dei dipendenti, dei fornitori, dei partner e della collettività nella sua interezza.

Concludo prendendo in prestito le parole del Presidente di Fintel, Alcide Giovannetti: “siamo chiamati a comportarci coerentemente con la nostra mission, che è quella di fare cose che durano nel tempo. Pensare al lungo periodo, dare più garanzie, maggiori certezze, ci è imposto da quello in cui crediamo”.

 

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