Colgo l’occasione del Salone Internazionale della Gelateria e Pasticceria Artigianale appena trascorso a Rimini per tornare sull’argomento della comunicazione in fiera. Ciò che mi ha colpito in sala stampa è l’esiguo numero di cartelle stampa presenti negli scaffali della fiera. Poche cartelle stampa, uguale, poca comunicazione. Eppure le sponsorizzazioni ci sono, le aziende presenti erano tante, il pubblico attento, basta guardare al Campionato Mondiale Pasticceria Juniores, vinto dalla squadra italiana sostenuto da molte aziende importanti. Il passo è breve. Ma perché comunicare in fiera? Quante sono le aziende che alla richiesta di un giornalista hanno pronto un media kit: una carta d’identità aziendale corredata da un comunicato stampa di prodotto o corporate che sia?
In fiera la comunicazione viaggia principalmente sulle riviste specializzate, le cui redazioni sono spesso presenti in massa tra gli stand. Sono loro gli interlocutori privilegiati. I media specializzati, hanno interesse a conoscere le novità e le tendenze di un settore. E la fiera è il momento più giusto per dialogare con chi conosce bene i propri settori di riferimento. Ne possono nascere nuove idee, capire come si muove la concorrenza e quale stile utilizza la concorrenza per comunicare. Mi viene in mente l’esempio di una fiera particolare, un recente Plast, la principale fiera triennale europea per l’industria delle materie plastiche e della gomma. Una delle poche aziende che disponeva di un ufficio stampa ha ospitato decine di giornalisti presso il proprio stand. Erano li perché sapevano che attraverso la presenza di un professionista della comunicazione il dialogo sarebbe stato utile.
Per cui perché non fare lo sforzo di presentarsi pronti a comunicare ad ogni appuntamento fieristico?








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